Recenti ricerche suggeriscono che l’astrocita — cellula gliale a forma di stella — potrebbe rappresentare un’arma naturale nella lotta contro Alzheimer.

Astrocita: cos’è e perché è importante

Gli astrociti non sono neuroni: sono cellule di supporto, fondamentali per il funzionamento del cervello. Tradizionalmente considerati “spazzini” e sostegno strutturale, il loro ruolo risulta ora più complesso e prezioso.

Secondo lo studio recentemente pubblicato su Nature Neuroscience da un team del Baylor College of Medicine (Houston, USA), gli astrociti possono diventare attivi spazzini del cervello: se opportunamente stimolati, sono in grado di “pulire” le placche amiloidi — gli accumuli tossici tipici dell’Alzheimer.

Il ruolo dell’astrocita nella pulizia del cervello

  • Il centro della ricerca è una proteina chiamata Sox9, che regola numerosi geni coinvolti nelle funzioni degli astrociti.

  • Nei modelli animali con Alzheimer, aumentando l’espressione di Sox9 gli astrociti sono diventati molto più efficienti nell’inglobare e degradare le placche amiloidi.

  • Il risultato? Nei topi trattati si è osservata una riduzione dell’accumulo di placca e un miglioramento delle funzioni cognitive rispetto ai controlli.

Gli autori dello studio dichiarano che:

“Potenziare la naturale capacità degli astrociti di fare pulizia potrebbe essere tanto importante quanto le strategie che agiscono direttamente sui neuroni o sulle placche.”

Quali prospettive per la ricerca sull’Alzheimer

Questa scoperta rappresenta una svolta perché amplia il campo di azione contro l’Alzheimer: non più solo neuroni o riduzione di formazione di placche, ma attivazione delle cellule “di servizio” del cervello.

Tuttavia, servono ancora molte conferme: finora lo studio è stato condotto su modelli murini. Gli effetti di questa modulazione su cervello umano, e la sicurezza di un eventuale intervento, restano da valutare.

Perché è importante?

Dal punto di vista di chi si occupa di assistenza a persone con decadimento cognitivo — come RSA, case di riposo o centri diurni — la scoperta sull’astrocita offre una speranza concreta per future terapie che vadano oltre la pura gestione dei sintomi.

  • Potrebbe consentire interventi preventivi, rallentando o modificando il decorso dell’Alzheimer.

  • Potenzialmente, la ricerca potrebbe portare a nuovi protocolli di cura, più efficaci e intelligenti, da affiancare alla riabilitazione cognitiva (come quella proposta da Brainer).

  • È un incentivo a sensibilizzare soci, famiglie e operatori sulle novità scientifiche e sull’importanza di approcci integrati (terapie, stimolazione cognitiva, cura preventiva).

La scoperta che un singolo astrocita possa aiutare a “pulire” il cervello dall’amiloide rappresenta una svolta promettente nella ricerca sull’Alzheimer. Anche se siamo ancora nella fase preclinica, i risultati suggeriscono che il futuro trattamento della malattia potrebbe non passare solo da neuroni e farmaci, ma anche dal rafforzamento delle cellule gliali.

Per quelle strutture (RSA, case di riposo, centri diurni) che già oggi si occupano quotidianamente di persone con decadimento cognitivo, questa possibilità rappresenta una ragione in più per restare aggiornati, promuovere percorsi di stimolazione cognitiva e offrire accompagnamento non solo curativo, ma anche preventivo e di qualità.

Fonti: ANSAadnkronos

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