La riabilitazione cognitiva computerizzata è oggi uno degli strumenti non farmacologici più studiati nel contrasto al declino cognitivo. In assenza di terapie farmacologiche in grado di modificare il decorso delle patologie neurodegenerative, la letteratura si è concentrata sui trattamenti basati sulla plasticità neuronale, ovvero sulla capacità del cervello di generare nuove co

La riabilitazione cognitiva computerizzata è oggi uno degli strumenti non farmacologici più studiati nel contrasto al declino cognitivo. In assenza di terapie farmacologiche in grado di modificare il decorso delle patologie neurodegenerative, la letteratura si è concentrata sui trattamenti basati sulla plasticità neuronale, ovvero sulla capacità del cervello di generare nuove connessioni in risposta a uno stimolo strutturato e ripetuto nel tempo.

Riabilitazione cognitiva computerizzata: come funziona

Gli studi condotti negli ultimi due decenni convergono su un punto: il training cognitivo computerizzato, se somministrato con regolarità e personalizzato sul profilo del paziente, produce benefici misurabili sia nel Mild Cognitive Impairment (MCI) sia nelle fasi iniziali e intermedie della demenza. I domini più responsivi risultano essere memoria e apprendimento, attenzione complessa e, in misura minore, le funzioni esecutive. L’effetto non si limita al singolo dominio allenato: una stimolazione cognitiva ben strutturata tende a generalizzarsi, con ricadute positive anche sulle attività strumentali della vita quotidiana.

Alcune sintesi quantitative aiutano a dare la misura di questi effetti. Una meta-analisi pubblicata su American Journal of Psychiatry (Hill et al., 2017) ha rilevato un effetto di entità moderata sulla cognizione globale nei pazienti con MCI e un effetto più contenuto, ma comunque significativo, in pazienti con demenza. Una revisione più recente su npj Digital Medicine (2024) ha inoltre evidenziato che il training supervisionato produce risultati superiori rispetto a quello svolto in autonomia dal paziente, in particolare sulla memoria verbale e visiva, mentre uno studio pubblicato su JMIR (Li et al., 2022) ha mostrato un effetto utile del training computerizzato anche nel rallentare il declino cognitivo nei pazienti con MCI nel tempo.

Nella pratica…

Per il clinico, questo si traduce in un’indicazione pratica: la scelta dello strumento di riabilitazione cognitiva dovrebbe privilegiare piattaforme che permettano di tracciare l’aderenza, personalizzare la difficoltà in base ai risultati ottenuti e garantire continuità anche fuori dalla seduta in studio, poiché è proprio la discontinuità del trattamento uno dei principali limiti riscontrati negli studi osservazionali. La direzione della ricerca attuale è chiara: la domanda non è più se la riabilitazione cognitiva funzioni, ma come strutturarla – supervisione, dosaggio, personalizzazione – per massimizzarne l’efficacia nel singolo paziente.

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Fonti

  • Hill, N.T. et al. (2017). Computerized Cognitive Training in Older Adults With Mild Cognitive Impairment or Dementia: A Systematic Review and Meta-Analysis. American Journal of Psychiatry, 174(4), 329-340.
  • Autori vari (2024). Computerized cognitive training for memory functions in mild cognitive impairment or dementia: a systematic review and meta-analysis. npj Digital Medicine.

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