Gli scimpanzè, i nostri parenti evolutivi più vicini, mostrano con l’avanzare dell’età un declino cognitivo sorprendentemente simile a quello osservato negli esseri umani. A rivelarlo è un nuovo studio scientifico che apre prospettive inedite sull’origine dell’Alzheimer, della demenza senile e, più in generale, sull’invecchiamento del cervello.
Per molto tempo si è pensato che il deterioramento delle capacità cognitive fosse una caratteristica esclusivamente umana. Oggi, però, l’osservazione degli scimpanzè in natura racconta una storia diversa, e molto più vicina a noi di quanto immaginassimo.
Il declino cognitivo negli scimpanzè anziani: lo studio
Lo studio, pubblicato sulla rivista eLife, è stato condotto da un team internazionale di ricercatori guidato da Dora Biro dell’Università di Rochester. I ricercatori hanno analizzato decenni di dati raccolti nella foresta di Bossou, in Guinea, dove dal 1970 viene seguita una piccola comunità di scimpanzè.
Bossou è uno dei pochi luoghi al mondo in cui gli scimpanzè, grazie alla protezione delle comunità locali, riescono a raggiungere età molto avanzate, anche 50–60 anni. Questa condizione eccezionale ha permesso di osservare per la prima volta il declino cognitivo negli scimpanzè anziani in natura, e non in cattività.
“Studiare la mente degli scimpanzè ci aiuta non solo a capire la loro intelligenza, ma anche a ricostruire la storia della nostra”, spiega Biro.
L’uso degli strumenti come indicatore cognitivo
Gli scimpanzè di Bossou sono famosi per una delle forme più complesse di uso di strumenti nel mondo animale: la rottura delle noci con le pietre, nota come nut cracking.
Per svolgere questa attività, gli scimpanzè utilizzano:
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una pietra come martello
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un’altra come incudine
Questa abilità non è istintiva, ma richiede:
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pianificazione
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coordinazione motoria
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memoria procedurale
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apprendimento nel tempo
I giovani scimpanzè iniziano giocando con le pietre e, osservando gli adulti, imparano progressivamente a scegliere gli strumenti giusti e a coordinare i movimenti. È una vera tradizione culturale, tramandata di generazione in generazione.
Quando l’età influisce sulla mente: il caso di Yo
Osservando il comportamento degli scimpanzè anziani, i ricercatori hanno individuato segnali evidenti di deterioramento cognitivo. Il caso più emblematico è quello di Yo, una femmina di circa 51 anni.
In passato Yo era una delle scimpanzè più abili nel rompere le noci. Con l’invecchiamento, però, ha iniziato a mostrare:
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difficoltà nella scelta delle pietre
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movimenti più lenti e scoordinati
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errori nella sequenza delle azioni
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momenti di confusione davanti a compiti un tempo familiari
Questi segnali non possono essere spiegati solo dall’invecchiamento fisico, ma indicano un vero declino cognitivo negli scimpanzè. Comportamenti simili sono stati osservati anche in altri individui anziani della comunità.
Negli esseri umani, difficoltà di questo tipo sono spesso associate alle prime fasi di demenza o Alzheimer.
Scimpanzè e Alzheimer: un legame evolutivo
Secondo gli autori dello studio, il declino cognitivo osservato negli scimpanzè suggerisce che le basi biologiche della demenza senile potrebbero risalire a un antenato comune tra scimpanzè e uomo, vissuto tra 6 e 8 milioni di anni fa.
Questo significa che:
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il deterioramento cognitivo è parte della nostra storia evolutiva
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il cervello dei primati è naturalmente vulnerabile all’invecchiamento
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l’Alzheimer potrebbe rappresentare l’espressione più estrema di un processo condiviso
Gli scimpanzè diventano così un modello fondamentale per comprendere meglio perché il cervello, con l’età, diventa più fragile.
Cosa ci insegna?
Osservare il declino cognitivo negli scimpanzè ci offre una lezione importante: l’invecchiamento della mente è un processo naturale, ma non per questo immutabile.
Numerose ricerche dimostrano che, negli esseri umani:
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la stimolazione cognitiva rallenta il deterioramento
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l’attività mentale strutturata preserva le funzioni residue
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l’intervento precoce migliora autonomia e qualità della vita
Negli scimpanzè, la perdita di abilità emerge quando compiti complessi non sono più sostenuti da una mente efficiente. Negli anziani, questo è esattamente il punto in cui la prevenzione e la riabilitazione cognitiva diventano centrali.
Dalla ricerca sugli scimpanzè alla cura della persona
Capire come il cervello invecchia, anche negli scimpanzè, ci aiuta a cambiare prospettiva: il declino cognitivo non è solo qualcosa da osservare, ma un processo su cui è possibile intervenire.
Per chi lavora ogni giorno con persone anziane, questo significa:
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agire prima che il deterioramento diventi invalidante
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proporre attività di stimolazione cognitiva basate su evidenze scientifiche
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valorizzare le capacità residue, anche in età avanzata
Come conclude Dora Biro:
“La mente, come il corpo, ha un ciclo di vita. Comprenderlo è il primo passo per proteggerla.”
Ed è proprio da questa consapevolezza che nasce l’importanza di strumenti pensati per allenare, mantenere e sostenere le funzioni cognitive, accompagnando l’invecchiamento in modo attivo e consapevole.
Fonte: kodami
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