La relazione tra esseri umani e animali domestici può avere un impatto significativo sul benessere psicologico ed emotivo, soprattutto nelle persone affette da demenza. Negli ultimi anni, diversi progetti di pet therapy hanno dimostrato come il contatto con gli animali possa rappresentare un valido supporto nei percorsi di cura della Malattia di Alzheimer.
Uno di questi è il progetto “Una carezza in una zampa”, avviato presso l’Istituto “Palazzolo-Fondazione Don Gnocchi” di Milano, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita delle persone con Alzheimer attraverso attività assistite con animali.
Cos’è la pet therapy
La pet therapy, o interventi assistiti con animali, non è una terapia sostitutiva delle cure mediche tradizionali, ma un intervento complementare. Si tratta di attività strutturate in cui animali appositamente addestrati interagiscono con i pazienti sotto la guida di professionisti qualificati.
L’obiettivo è creare momenti di relazione e benessere che possano integrarsi con i trattamenti sanitari già in corso.
Il progetto “Una carezza in una zampa”
Il progetto nasce dalla collaborazione tra la Fondazione Don Gnocchi, l’Associazione Presenza Amica Onlus e SIUA (Istituto di formazione zooantropologica), con il sostegno di Coop Lombardia.
Le attività sono rivolte agli ospiti affetti da Malattia di Alzheimer e prevedono l’interazione guidata con animali domestici all’interno della struttura.
Gli obiettivi principali sono:
- migliorare il benessere psicologico degli ospiti;
- ridurre stati di agitazione e ansia;
- favorire la socializzazione;
- supportare il lavoro degli operatori e dei caregiver;
- rendere l’ambiente di cura più familiare e accogliente.
I benefici della relazione con gli animali
Secondo gli esperti coinvolti nel progetto, il contatto con gli animali può avere effetti positivi significativi sulle persone con demenza.
L’interazione può infatti:
- stimolare emozioni positive;
- favorire il rilassamento;
- migliorare l’umore;
- facilitare la comunicazione non verbale;
- evocare ricordi e associazioni emotive.
In particolare, l’animale può agire come una sorta di “ponte emotivo”, aiutando la persona a riattivare connessioni affettive e cognitive.
Un supporto integrato alla cura
È importante sottolineare che la pet therapy non sostituisce le cure mediche, ma si inserisce in un approccio multidisciplinare. Come evidenziato dagli esperti, si tratta di una co-terapia che lavora in sinergia con gli interventi sanitari tradizionali.
Questo approccio integrato coinvolge non solo il paziente, ma anche l’équipe sanitaria e i familiari, contribuendo a creare un ambiente di cura più umano e relazionale.
Conclusione
I progetti di pet therapy rappresentano una risorsa preziosa nel trattamento della Malattia di Alzheimer. Attraverso la relazione con gli animali, è possibile migliorare il benessere emotivo delle persone, ridurre l’isolamento e rendere più efficace il percorso di assistenza.
In un contesto sempre più attento alla qualità della vita, queste iniziative dimostrano quanto la dimensione affettiva e relazionale possa diventare parte integrante della cura.
Fonte: Fondazione Don Gnocchi
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