Il declino cognitivo è influenzato da diversi fattori, tra cui età, genetica, condizioni di salute, stile di vita e ambiente. Non tutti sono modificabili, ma la ricerca ha individuato diversi fattori di rischio sui quali è possibile intervenire.

Le nuove linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), pubblicate nel 2026, indicano che fino al 45% del rischio di demenza può essere associato a fattori modificabili. Si tratta di una stima riferita alla popolazione e non significa che intervenire su questi fattori possa impedire con certezza la comparsa della demenza nel singolo individuo.

Attività fisica e salute cardiovascolare

L’attività fisica regolare è tra gli interventi considerati dall’OMS per la riduzione del rischio di declino cognitivo. Anche la gestione di condizioni come ipertensione, diabete e colesterolo elevato è importante, perché la salute cardiovascolare è strettamente collegata alla salute cerebrale.

L’attenzione alla salute cardiovascolare non riguarda quindi soltanto il cuore: mantenere sotto controllo i principali fattori di rischio può contribuire anche alla salute cognitiva nel corso della vita.

Alimentazione, fumo e alcol

Tra i comportamenti sui quali è possibile intervenire rientrano anche alimentazione, consumo di tabacco e alcol.

L’OMS raccomanda una dieta sana ed equilibrata, la cessazione del fumo e la riduzione del consumo dannoso di alcol. Le indicazioni aggiornate sottolineano inoltre l’importanza di ridurre l’esposizione all’inquinamento atmosferico.

Questi interventi sono importanti per la salute generale e possono contribuire alla riduzione dei fattori associati al rischio di declino cognitivo.

Stimolazione cognitiva e vita sociale

La salute cognitiva non dipende esclusivamente dagli aspetti fisici. Stimolazione cognitiva, apprendimento e partecipazione sociale sono oggetto di ricerca per il loro possibile ruolo nel mantenimento delle funzioni cognitive.

Le linee guida OMS 2026 includono il training e la stimolazione cognitiva tra gli interventi che possono essere proposti agli adulti con cognizione normale o con lieve deterioramento cognitivo, pur sottolineando che la solidità delle evidenze varia a seconda dell’intervento.

Anche il National Institute on Aging (NIA) segnala un’associazione tra attività cognitivamente stimolanti, attività fisica, partecipazione sociale e una migliore salute cognitiva, evidenziando però che la ricerca non consente ancora di stabilire con certezza che questi comportamenti prevengano la demenza.

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Un approccio multidimensionale

La ricerca suggerisce quindi di considerare il rischio cognitivo in modo multidimensionale. Attività fisica, alimentazione, controllo dei fattori cardiovascolari, abitudini di vita, stimolazione cognitiva e relazioni sociali rappresentano aree differenti ma complementari.

L’OMS sottolinea inoltre che il rischio si accumula nel corso della vita e che alcuni fattori possono avere un peso diverso nelle varie fasi dell’età.

Intervenire sui fattori modificabili non garantisce quindi di evitare il declino cognitivo, ma può rappresentare una componente importante di un approccio più ampio alla salute del cervello e all’invecchiamento in buona salute.

Per questo, accanto alla prevenzione e alla gestione delle condizioni di salute, anche mantenere il cervello attivo attraverso attività cognitive strutturate può rientrare in una strategia complessiva di promozione della salute cognitiva.

Fonti:

  • Organizzazione Mondiale della Sanità – WHO Guidelines 2026: raccomandazioni aggiornate sulla riduzione del rischio di declino cognitivo e demenza.
  • Organizzazione Mondiale della Sanità – Dementia, 2026: fattori di rischio, comportamenti e condizioni associate alla demenza.
  • National Institute on Aging (NIH) – Alzheimer’s Disease Fact Sheet: rapporto tra fattori cardiovascolari, stile di vita, attività fisica, stimolazione cognitiva e salute cognitiva.
  • National Institute on Aging – Cognitive Health and Older Adults: evidenze su attività fisica e partecipazione sociale.

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