La diagnosi precoce della malattia di Alzheimer rappresenta una delle sfide più urgenti e complesse nel campo delle neuroscienze. Oggi, però, la ricerca italiana compie un passo decisivo in questa direzione grazie allo sviluppo di un modello matematico innovativo in grado di identificare con precisione chi è realmente a rischio di sviluppare la patologia.

A firmare questa scoperta è il team di bioingegneria della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, in collaborazione con l’Università di Firenze (Unifi) e l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Careggi. Lo ha raccontato in un’intervista a La Nazione del 12 giugno 2025 il professor Alberto Mazzoni, coordinatore dello studio.

Un algoritmo per distinguere l’invecchiamento fisiologico dall’Alzheimer

L’idea alla base di questo progetto è tanto semplice quanto potente: un algoritmo capace di analizzare i dati clinici e predire chi, tra i soggetti con lievi disturbi cognitivi, svilupperà l’Alzheimer.

“Abbiamo analizzato 124 persone, di cui 86 presentavano iniziali segnali di declino cognitivo soggettivo. Il nostro modello ha previsto con una precisione dell’88% quali di questi soggetti sarebbero peggiorati nel tempo”, spiega il professor Mazzoni. “È un risultato molto promettente, anche se puntiamo a migliorarlo ancora”.

Non invasivo, accessibile e replicabile

Uno dei punti di forza di questo approccio è la non invasività. A differenza degli esami tradizionali più precisi, come la risonanza magnetica o l’analisi del liquido cerebrospinale, il modello matematico sviluppato dalla Scuola Sant’Anna non richiede procedure complesse o costose, rendendolo ideale per un’adozione su larga scala.

“L’obiettivo è che possa essere utilizzato in tutti i laboratori di neurologia”, afferma Mazzoni. “È economico, facilmente replicabile e potrebbe rivoluzionare il modo in cui affrontiamo la diagnosi precoce”.

Il potenziale del modello italiano ha già attirato l’attenzione internazionale. Il Centro Alzheimer di Amsterdam, uno dei più autorevoli al mondo, ha offerto al team l’opportunità di testare l’algoritmo su un database con oltre mille pazienti. Se i risultati saranno confermati, si tratterà di un vero e proprio punto di svolta per la neurologia predittiva.

Secondo il professor Mazzoni, l’importanza di una diagnosi precoce dell’Alzheimer non è solo clinica, ma anche economica e sociale. “L’Alzheimer è la malattia più costosa d’Europa, se si considerano i costi diretti e quelli indiretti legati ai caregiver”, sottolinea. “Se il nostro modello potesse essere applicato su vasta scala, si otterrebbero benefici significativi anche in termini di contenimento della spesa pubblica”.

Anche la prevenzione comportamentale può giocare un ruolo chiave. “Non sono un neurologo”, precisa Mazzoni, “ma ricerche suggeriscono che mantenere attiva la mente per tutta la vita può rallentare la progressione della malattia”.

Un futuro più vicino alla diagnosi precoce per tutti

Il modello matematico sviluppato alla Scuola Sant’Anna rappresenta una speranza concreta per milioni di persone, specialmente per chi, con l’avanzare dell’età, comincia ad avvertire piccoli segnali di rallentamento cognitivo. Con strumenti predittivi precisi, accessibili e non invasivi, il futuro della diagnosi precoce dell’Alzheimer potrebbe diventare non solo più efficace, ma anche più umano.

Fonte: La Nazione

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