Un passo avanti nella diagnosi dell’Alzheimer
Diagnosticare l’Alzheimer oggi non è semplice. Gli esami attuali sono costosi, invasivi e spesso arrivano quando i sintomi sono già evidenti. Ma una nuova ricerca italiana potrebbe cambiare il futuro della diagnosi precoce dell’Alzheimer grazie a un test del sangue innovativo basato su nanoparticelle d’oro.
Il progetto, chiamato Sensor, è guidato da Caterina Dallari del Laboratorio Europeo di Spettroscopia Non Lineare (Lens) e dell’Istituto Nazionale di Ottica (Ino-Cnr) di Firenze. Grazie al sostegno di Airalzh Onlus, la ricercatrice sta sviluppando un esame in grado di rendere visibili biomarcatori altrimenti quasi impossibili da rilevare.
Come funziona oggi la diagnosi di Alzheimer
Al momento, i medici si affidano principalmente a due strumenti:
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Puntura lombare per analizzare il liquido cerebrospinale e cercare biomarcatori come beta-amiloidi e proteina tau.
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Esami di imaging cerebrale (come la PET) per rilevare le placche amiloidi.
Questi metodi sono affidabili, ma hanno limiti importanti: sono invasivi, costosi e poco adatti a uno screening su larga scala.
Il sogno: un test del sangue per l’Alzheimer
Immagina di poter scoprire i segnali dell’Alzheimer con un semplice prelievo di sangue. Più rapido, meno doloroso e accessibile a tutti. Negli Stati Uniti alcuni test sono già stati approvati, ma il loro uso è ancora limitato alla ricerca clinica.
Il team di Firenze sta lavorando proprio in questa direzione, con l’obiettivo di portare questa possibilità anche in Italia.
Perché le nanoparticelle d’oro sono decisive
Il problema è che nel sangue i biomarcatori dell’Alzheimer sono presenti in tracce minime, quasi invisibili. La soluzione studiata da Dallari e colleghi si basa su due elementi:
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Spettroscopia Raman, una tecnica molto sensibile capace di identificare molecole anche in quantità ridotte.
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Nanoparticelle d’oro, che amplificano il segnale rendendo più facile “vedere” i biomarcatori della malattia.
Grazie a questa combinazione, anche le tracce più deboli diventano rilevabili, aprendo la strada a un test del sangue affidabile e preciso.
Dalla ricerca al paziente
Il progetto durerà due anni e prevede diverse fasi:
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Ottimizzazione del protocollo per l’analisi del sangue.
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Sperimentazione clinica su circa 60 persone (pazienti con Alzheimer, soggetti con lieve compromissione cognitiva e volontari sani).
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Confronto con i risultati del liquido cerebrospinale per validare la precisione del metodo.
Perché la diagnosi precoce è così importante
Ad oggi non esiste una cura definitiva per l’Alzheimer, ma una diagnosi anticipata fa una grande differenza:
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consente di gestire meglio la malattia;
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permette di iniziare subito i trattamenti disponibili;
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dà tempo a famiglie e caregiver di organizzare servizi e supporti adeguati.
Come spiega la ricercatrice:
“Una diagnosi precoce aiuta anche a migliorare la gestione della malattia, dando tempo alla famiglia di trovare soluzioni e servizi per affrontare la situazione”.
La ricerca sulle nanoparticelle d’oro potrebbe aprire una nuova strada nella diagnosi precoce dell’Alzheimer, rendendo possibile uno screening semplice, rapido e meno invasivo.
Fonte: La Repubblica
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