Il trapianto di staminali nel Parkinson potrebbe rappresentare una nuova strada per contrastare la progressione della malattia.
Un recente studio condotto in Svezia ha dimostrato per la prima volta che il trapianto di cellule ottenute da cellule staminali può essere eseguito in modo sicuro e fattibile in persone con malattia di Parkinson.
La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Nature Medicine, ha coinvolto otto pazienti e rappresenta un importante passo avanti nello sviluppo di nuove terapie rigenerative basate sulla sostituzione delle cellule nervose danneggiate.
Trapianto di staminali nel Parkinson: come funziona la nuova terapia
La malattia di Parkinson è causata principalmente dalla perdita progressiva dei neuroni dopaminergici, cellule del cervello responsabili della produzione di dopamina.
La riduzione di questa sostanza provoca alcuni dei sintomi più conosciuti della malattia, tra cui:
- tremore;
- rigidità muscolare;
- rallentamento dei movimenti;
- difficoltà nella deambulazione.
Le terapie attualmente disponibili, come i farmaci che aumentano i livelli di dopamina, possono migliorare i sintomi, ma nel tempo possono perdere efficacia e causare effetti indesiderati.
Per questo motivo la ricerca sta studiando nuove strategie capaci non solo di compensare la mancanza di dopamina, ma anche di sostituire le cellule nervose perdute.
Staminali e Parkinson: i risultati dello studio svedese
Lo studio è stato coordinato dall’Università di Lund nell’ambito del progetto europeo Stem-PD, dedicato allo sviluppo di terapie cellulari innovative per il Parkinson.
Gli otto partecipanti hanno ricevuto un trapianto di cellule progenitrici dopaminergiche, cioè cellule derivate da staminali capaci di svilupparsi in neuroni produttori di dopamina.
Dopo l’intervento, i pazienti hanno seguito per dodici mesi una terapia immunosoppressiva per ridurre il rischio di rigetto.
I risultati hanno mostrato che:
- l’intervento è stato generalmente ben tollerato;
- non sono emersi gravi effetti collaterali direttamente collegati al trapianto;
- le condizioni cliniche dei partecipanti sono rimaste stabili;
- sei pazienti hanno potuto ridurre l’utilizzo dei farmaci dopaminergici.
Un paziente è deceduto durante lo studio a causa di un’infezione polmonare non collegata al trattamento.
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Parkinson e cellule staminali: quali sono le prospettive future?
I risultati rappresentano un primo passo importante, ma sono ancora necessarie ulteriori ricerche per valutare l’efficacia della terapia nel lungo periodo.
Gli scienziati dovranno verificare se le cellule trapiantate riescano a integrarsi stabilmente nel cervello e se possano contribuire a un miglioramento duraturo dei sintomi della malattia.
Il trapianto di staminali nel Parkinson non è quindi ancora una terapia disponibile nella pratica clinica quotidiana, ma rappresenta una delle strategie più promettenti nell’ambito della medicina rigenerativa.
Parkinson: l’importanza della riabilitazione cognitiva e motoria
Accanto alla ricerca di nuove terapie farmacologiche e cellulari, la gestione del Parkinson richiede un approccio multidisciplinare.
La riabilitazione può svolgere un ruolo fondamentale nel mantenimento delle capacità motorie, cognitive e dell’autonomia quotidiana della persona.
Gli interventi di stimolazione cognitiva possono aiutare a lavorare su funzioni spesso coinvolte nella malattia, come:
- attenzione;
- memoria;
- funzioni esecutive;
- capacità di pianificazione.
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Fonte: ANSA
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