Un recente studio condotto dall’University College di Londra e pubblicato sulla rivista Neuron ha identificato i meccanismi cerebrali che ci permettono di distinguere ciò che è reale da ciò che è frutto dell’immaginazione. Una scoperta che potrebbe aprire nuove strade non solo nella comprensione dei disturbi psicotici come la schizofrenia, ma anche nella progettazione di tecnologie di realtà virtuale e nei programmi di riabilitazione cognitiva.

Quando il cervello “vede” qualcosa che non c’è

Durante l’esperimento, ai partecipanti è stato chiesto di cercare un determinato schema in un’immagine ambigua e, contemporaneamente, di immaginare mentalmente uno schema simile. I risultati hanno dimostrato che, se l’immagine mentale era molto vivida, il cervello dei partecipanti poteva confondere l’immaginazione con la percezione reale. In altre parole, immaginavano qualcosa con tale intensità da crederlo reale.

Cervello e immaginazione: cosa ci dice il giro fusiforme

Attraverso la risonanza magnetica funzionale, i ricercatori hanno osservato che una regione del cervello chiamata giro fusiforme – situata nella parte inferiore del lobo temporale – si attiva sia quando vediamo qualcosa sia quando la immaginiamo. La differenza principale? Nell’immaginazione, l’attivazione di solito è più debole. Tuttavia, quando è troppo intensa, può portare a falsi positivi percettivi.

Un’altra area coinvolta è l’insula anteriore, che collabora con il giro fusiforme per attribuire credibilità a ciò che percepiamo. Se entrambe le aree sono fortemente attive, siamo più propensi a credere che qualcosa sia reale, anche quando non lo è.

Implicazioni per la schizofrenia e la riabilitazione cognitiva

Questa scoperta ha implicazioni concrete per chi lavora nella sanità e nella neuroriabilitazione. Nei pazienti con disturbi psicotici come la schizofrenia, la linea tra realtà e immaginazione può essere sfocata. Comprendere le aree cerebrali coinvolte in questo meccanismo può aiutare a:

  • Migliorare la diagnosi precoce di sintomi come allucinazioni o convinzioni errate.

  • Sviluppare terapie mirate, farmacologiche e cognitive.

  • Progettare stimoli riabilitativi più efficaci, ad esempio con realtà virtuale o esercizi di visualizzazione guidata.

Inoltre, per piattaforme come Brainer, che propongono esercizi per la stimolazione cognitiva, questa conoscenza è preziosa per progettare attività che sfruttano le immagini mentali e l’immaginazione in modo consapevole e terapeutico.

Distinguere realtà e immaginazione nel cervello: implicazioni per la riabilitazione

Distinguere tra percezione e immaginazione non è solo una curiosità scientifica, ma un processo chiave nel funzionamento cognitivo. Sapere che il cervello può “ingannarsi” da solo offre nuove opportunità per rafforzare il controllo cognitivo nei pazienti post-ictus, con demenza lieve o in altre condizioni neurologiche.

Per i caregiver e gli operatori sanitari, questa scoperta offre uno strumento in più per comprendere le difficoltà del paziente e adattare il supporto riabilitativo. La mente ha una forza immensa: comprenderla è il primo passo per accompagnare meglio chi ha bisogno.

Fonte: Ansa

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