chirurgia

Da tempo gli studiosi sanno che dopo un intervento di chirurgia un paziente può presentare i sintomi del deterioramento cognitivo. Ma nessuna ricerca è mai riuscita a mettere in relazione questo fenomeno con l’Alzheimer. Sono frequenti i casi in cui i parenti riconoscono nel paziente l’insorgere di problemi di memoria. Sia dopo un intervento sia dopo un lungo ricovero ospedaliero. Nei ricercatori è sorta così spontanea una domanda: si tratta di un problema passeggero? O l’intervento ha innescato la comparsa di sintomi in un cervello già compromesso?

UN NUOVO STUDIO

Un nuovo studio, pubblicato nel mese di gennaio 2021 sul “Journal of Alzheimer’s Disease”, risponde finalmente a questa domanda. Condotto dai ricercatori del Marques de Valdecilla-IDIVAL University Hospital, in collaborazione con i colleghi dell’University of Bonn Medical Center, postula che gli interventi chirurgici siano un vero e proprio acceleratore e promotore della malattia.

Per arrivare a questa conclusione i ricercatori hanno, per prima cosa, somministrato test cognitivi a pazienti sani con età superiore ai 65 anni, prima di sottoporsi ad un intervento chirurgico in ortopedia. Hanno poi valutato attraverso dei campioni di liquido cerebrospinale quali fossero i livelli della proteina betamiloide (ritenuta la principale responsabile della malattia), durante la delicata fase dell’anestesia. Infine, hanno somministrato nuovamente i test cognitivi trascorsi 9 mesi dall’intervento.

I RISULTATI OTTENUTI

I risultati ottenuti hanno permesso di comprendere che la chirurgia può innescare diversi modelli di alterazioni cognitive. Metà della cognizione dei pazienti è peggiorata rispetto allo stato prima dell’intervento. Infatti, coloro che presentavano già in precedenza la proteina beta-amiloide hanno subito un deterioramento cognitivo tale da corrispondere con l’insorgere dell’Alzheimer.

Questa scoperta rende evidente l’importanza della valutazione pre-chirurgica. Sarà necessario prendere in considerazione non solo le funzioni cardiache e respiratorie. Ma anche lo stato del cervello e delle funzioni cognitive, sopratutto nei pazienti di età avanzata.

https://www.eurekalert.org/pub_releases/2021-01/ip-ans012121.php 

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