In Italia sono oltre 7 milioni le persone che assistono un proprio caro a titolo gratuito e non professionale. Eppure, nonostante rappresentino il cuore pulsante del nostro sistema di welfare, la figura del caregiver familiare fatica ancora a ottenere un pieno riconoscimento giuridico e sociale.

Essere un caregiver non è quasi mai una scelta, ma una necessità dettata dall’affetto e dalle circostanze. Ma quali sono le sfide, i numeri e le lacune legislative di questa categoria?

Chi è il caregiver familiare? Una definizione

Il termine deriva dall’inglese e significa letteralmente “colui che fornisce cura”. Secondo l’associazione Eurocarers, il caregiver è chi assiste una persona cara affetta da malattia cronica, disabilità o qualsiasi altro bisogno di assistenza a lungo termine, agendo gratuitamente e non per mestiere.

I suoi compiti quotidiani sono vasti e gravosi:

  • Somministrazione di farmaci e gestione delle visite mediche.

  • Cura dell’igiene personale.

  • Preparazione e assistenza durante i pasti.

  • Supporto emotivo e sorveglianza costante.

I dati Istat: un esercito silenzioso (soprattutto di donne)

Secondo gli ultimi dati, oltre il 17% della popolazione italiana si prende cura di chi ha bisogno di assistenza. La fotografia scattata dall’Istat delinea un profilo preciso:

  • La maggior parte ha un’età compresa tra i 45 e i 64 anni.

  • Sono in prevalenza donne, spesso costrette ad abbandonare il lavoro per mancanza di tempo.

  • Nei casi di malattie degenerative come l’Alzheimer, l’impegno arriva a superare le 15 ore giornaliere tra assistenza diretta e sorveglianza.

Questo carico porta spesso a conseguenze drammatiche sulla salute fisica e psicologica, con alti tassi di stress e depressione.

Il vuoto legislativo: a che punto è l’Italia?

Oggi, in Italia, la tutela dei caregiver è ancora frammentaria. Lo strumento principale resta la Legge 104/1992, che concede permessi lavorativi o congedi, ma non affronta il problema del riconoscimento della figura professionale e del supporto economico diretto.

I tentativi di riforma

Dal 2016 sono stati presentati diversi disegni di legge, come il DDL 1461, che mirano a definire diritti e doveri dei caregiver. Sebbene nel 2018 sia stato istituito un fondo dedicato, le risorse stanziate rimangono irrisorie rispetto alla platea dei beneficiari.

L’esempio dell’Emilia-Romagna: Mentre a livello nazionale si attende una legge quadro, l’Emilia-Romagna è stata la prima regione (nel 2014) a dotarsi di una norma specifica per sostenere i caregiver, istituendo persino una giornata dedicata (l’ultimo sabato di maggio). Un modello che molte altre regioni stanno iniziando a seguire.

Conclusione: oltre l’assistenza, il diritto alla vita

Riconoscere il caregiver significa non solo erogare fondi, ma garantire il diritto alla salute, al riposo e alla vita sociale di chi assiste. Senza una legge nazionale chiara, milioni di persone continueranno a svolgere un ruolo pubblico fondamentale restando, paradossalmente, invisibili agli occhi dello Stato.

Fonte: Istat

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