Per decenni abbiamo guardato al Parkinson come a un problema circoscritto a una singola area del cervello. Oggi, una ricerca internazionale pubblicata su Nature ribalta questa prospettiva: il cuore della malattia risiede in un’anomalia di “cablaggio” in una rete specifica chiamata SCAN (Somato-Cognitive Action Network).

Questa scoperta non solo chiarisce perché il Parkinson colpisca sia il movimento che le funzioni cognitive, ma apre la porta a trattamenti non invasivi con un’efficacia raddoppiata rispetto alle cure attuali.

Cos’è la rete SCAN e perché è fondamentale?

La rete SCAN è una sorta di “centrale di smistamento” situata nella corteccia motoria. È qui che i nostri pensieri vengono tradotti in azioni fisiche.

Secondo lo studio guidato dal Changping Laboratory di Pechino e dalla Washington University, nel cervello dei pazienti affetti da Parkinson questa rete risulta iperconnessa. In parole semplici, c’è un eccesso di “traffico elettrico” tra lo SCAN e le aree del cervello che gestiscono emozioni, memoria e movimento. Questo cortocircuito compromette:

  • La pianificazione dei movimenti.

  • Il coordinamento motorio.

  • Le funzioni cognitive correlate.

Lo studio: i numeri della svolta

I ricercatori hanno analizzato i dati di imaging cerebrale di oltre 800 persone, confrontando soggetti sani con pazienti trattati con diverse metodologie (farmaci, stimolazione profonda, ultrasuoni).

L’evidenza è stata netta: le terapie funzionano davvero solo quando riescono a ridurre l’iperconnettività della rete SCAN. Quando l’attività di questo circuito viene normalizzata, i sintomi migliorano sensibilmente.

Test clinici: efficacia raddoppiata con la Stimolazione Magnetica

La vera rivoluzione riguarda l’applicazione pratica di questa scoperta. I ricercatori hanno testato una nuova terapia non invasiva: la Stimolazione Magnetica Transcranica (TMS) mirata con precisione millimetrica sulla rete SCAN.

I risultati dei primi test su pazienti sono sbalorditivi:

  • Tasso di risposta del 56% colpendo specificamente lo SCAN.

  • Tasso di risposta del 22% stimolando aree cerebrali generiche o adiacenti.

Questo significa che agire sul “circuito giusto” permette di più che raddoppiare i benefici del trattamento senza ricorrere a interventi chirurgici invasivi.

Una nuova era per il trattamento del Parkinson

“Il nostro lavoro dimostra che la malattia affonda le sue radici in una disfunzione di rete molto più ampia”, spiega il coordinatore dello studio Hesheng Liu. Questa visione olistica e tecnologica permette di personalizzare la cura: non più un approccio “uguale per tutti”, ma impulsi magnetici mirati esattamente dove il cablaggio cerebrale è anomalo.

Fonte: ANSA

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