La memoria è la nostra capacità di immagazzinare informazioni apprese e richiamarle quando servono. Ma permette anche di apprenderne di nuove integrandole con quelle già acquisite.

Per molto tempo gli studiosi ebbero una visione monolitica. Si riteneva che fosse composta da un unico sistema unitario.

A dipanare questa complicata questione furono particolarmente importanti gli studi effettuati su uno dei casi più famosi e prolifici nella storia della neuropsicologia: il paziente H.M. Nel 1953, a 27 anni, venne sottoposto ad un’operazione chirurgica, che prevedeva l’asportazione bilaterale di parte dei lobi temporali. Successivamente dimostrò difficoltà nell’acquisire nuove informazioni. Nonostante questo, i suoi ricordi precedenti erano intatti e la sua intelligenza ancora nella norma.

1968: IL MODELLO MULTI-MAGAZZINO

Questo primo caso avvalorò la tesi di alcuni studiosi che ritenevano che la memoria a breve termine e quella a lungo termine appartenessero a due sistemi ben distinti. Da qui nacque, nel 1968, il modello di John William Atkinson e Richard Shriffin. Un modello che viene definito multi-magazzino poiché scompone la memoria in 3 diversi sottosistemi, collegati tra loro.

Il primo è la memoria sensoriale, che raccoglie le informazioni provenienti dall’ambiente e catturate dagli organi di senso. Si tratta di un deposito temporaneo, visto che l’informazione decade in un tempo che va da pochi decimi di secondo a pochi secondi. Consente di trasferire la piccola porzione di informazioni a cui si decide di prestare attenzione al magazzino successivo.

Il secondo è la memoria a breve termine (o MBT). Ha il compito di mantenere attive le informazioni per il tempo necessario a svolgere vari compiti cognitivi. Ha una capacità limitata. Permette, grazie alla reiterazione, il passaggio di informazioni al terzo e ultimo magazzino.

Il terzo è la memoria a lungo termine (o MLT). Ha una capacità pressochè illimitata e può contenere tutte le informazioni che un individuo accumula nel corso della sua esistenza. L’informazione che vi entra è frutto di un processo di elaborazione del contenuto della memoria a breve termine.

Questo modello, presentato da Atkinson e Shiffrin prese il nome di Human Information Processing (HIP), in quanto la mente umana poteva essere assimilata alle operazioni svolte da un calcolatore. Nonostante le critiche iniziali, ancora oggi è ritenuto valido ed è stata la base fondamentale per nuove e importanti teorie.

 

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