Quello che mangiamo ogni giorno non influisce solo su peso e colesterolo, ma potrebbe avere un impatto diretto sulla longevità delle nostre cellule. Sempre più studi suggeriscono che una dieta pro-infiammatoria acceleri l’invecchiamento biologico, mentre un’alimentazione equilibrata e anti-infiammatoria potrebbe rallentarlo, agendo su strutture fondamentali del nostro DNA: i telomeri.
Cosa sono i telomeri e perché contano per la longevità
I telomeri sono i “cappucci” che proteggono le estremità dei cromosomi. A ogni divisione cellulare si accorciano progressivamente e, quando raggiungono una lunghezza critica, la cellula entra in senescenza o va incontro ad apoptosi. Per questo motivo la lunghezza telomerica (TL) è oggi considerata uno dei principali biomarcatori dell’età biologica e della longevità.
Processi come:
-
infiammazione cronica di basso grado (inflamm-aging)
-
stress ossidativo
accelerano l’accorciamento dei telomeri, mentre la telomerasi, un enzima riparatore, cerca di contrastarne l’usura, con efficacia variabile.
Da qui l’ipotesi: se la dieta è in grado di modulare infiammazione e stress ossidativo, può influenzare anche la longevità cellulare.
Dieta e longevità: cos’è l’Indice Infiammatorio della Dieta (DII)
Per valutare l’effetto degli alimenti sull’infiammazione è stato sviluppato il Dietary Inflammatory Index (DII), uno strumento che assegna un punteggio alla dieta:
-
valori negativi → dieta anti-infiammatoria
-
valori positivi → dieta pro-infiammatoria
Una dieta anti-infiammatoria è tipicamente ricca di:
-
fibre
-
polifenoli
-
acidi grassi mono e poli-insaturi
Al contrario, una dieta pro-infiammatoria abbonda in:
-
zuccheri aggiunti
-
grassi saturi
-
carni e proteine animali lavorate
Nei nove studi analizzati dal gruppo di Joice da Silva Castro, il punteggio DII variava da –6,48 a +3,98.
Telomeri più corti con diete pro-infiammatorie? I risultati degli studi
I risultati non sono univoci, ma indicativi:
-
4 studi (su popolazioni europee, statunitensi e anziani cinesi con lieve declino cognitivo) mostrano un’associazione tra DII elevato e telomeri più corti
-
5 studi non trovano una correlazione significativa
Le discrepanze dipendono da diversi fattori:
-
studi osservazionali con finestre temporali troppo brevi (5–10 anni)
-
difficoltà nel misurare variazioni telomeriche che avvengono in decenni
-
questionari alimentari retrospettivi
-
differenze genetiche ed etniche
-
farmaci (statine, antidiabetici)
-
stile di vita (attività fisica, qualità del sonno), spesso non ben controllati
Infiammazione, stress ossidativo e longevità cellulare
Dal punto di vista biologico, il legame tra dieta e longevità resta plausibile:
-
i cibi pro-infiammatori aumentano citochine come IL-6 e TNF-α
-
favoriscono la produzione di radicali liberi
-
riducono l’attività della telomerasi
Al contrario, frutta, verdura, cereali integrali e grassi “buoni”:
-
riducono l’infiammazione
-
contrastano lo stress ossidativo
-
creano un ambiente più favorevole alla stabilità dei telomeri
Longevità e alimentazione: cosa dice oggi la scienza
Per dimostrare un vero effetto causale sulla longevità cellulare servirebbero:
-
studi di intervento a lungo termine
-
misurazioni ripetute di DII, lunghezza telomerica e attività telomerasica
Nel frattempo, una conclusione pratica è già solida: la dieta mediterranea rimane il modello alimentare con il miglior rapporto rischio/beneficio.
Dieta mediterranea: una scelta concreta per la longevità
Anche senza prove definitive sui telomeri, la dieta mediterranea:
-
riduce il rischio cardiovascolare
-
migliora il metabolismo
-
protegge il microbiota intestinale
-
favorisce una migliore salute cerebrale
Tutti fattori strettamente legati alla longevità e alla qualità dell’invecchiamento.
Fonte: Salute.eu
Commenta