Il delirio è una condizione acuta e spesso sottovalutata che colpisce soprattutto le persone anziane, in particolare durante il ricovero ospedaliero. Oggi, una nuova ricerca pubblicata su Nature Aging segna un punto di svolta: per la prima volta è stato individuato il principale gene di rischio per il delirio, il gene APOE, già noto per il suo ruolo nella malattia di Alzheimer.

La scoperta apre nuove prospettive nella prevenzione del delirio, nella diagnosi precoce e nello sviluppo di terapie mirate, anche indipendentemente dalla presenza di demenza.

Il gene APOE e il legame diretto con il delirio

Il gene APOE (Apolipoproteina E) è da tempo considerato uno dei principali fattori genetici di rischio per l’Alzheimer. Tuttavia, il nuovo studio dimostra che il suo ruolo nel delirio è diretto e indipendente dalla demenza.

Questo significa che alcune varianti di APOE aumentano la vulnerabilità del cervello al delirio anche in persone che non presentano deficit cognitivi preesistenti. Secondo i ricercatori, si tratta delle prove più solide finora dell’esistenza di una base genetica del delirio.

“Lo studio dimostra che il delirio non è solo una conseguenza della fragilità o della demenza, ma ha meccanismi biologici propri”, spiega Vasilis Raptis, primo autore della ricerca.

Delirio negli anziani: un problema diffuso e grave

Il delirio negli anziani è una condizione molto comune e spesso transitoria, ma con conseguenze importanti. Colpisce circa:

  • 1 anziano ospedalizzato su 4

  • persone sottoposte a interventi chirurgici

  • pazienti con infezioni, disidratazione o polifarmacoterapia

Il delirio è associato a:

  • aumento della mortalità,

  • degenze ospedaliere più lunghe,

  • un rischio 2–3 volte maggiore di sviluppare demenza negli anni successivi.

Nonostante l’impatto clinico, non esistono ancora terapie specifiche per prevenirlo o trattarlo in modo mirato.

Biomarcatori nel sangue: il rischio si può prevedere fino a 16 anni prima

Uno degli aspetti più innovativi dello studio riguarda l’identificazione di biomarcatori nel sangue in grado di predire il rischio di delirio con molti anni di anticipo.

Analizzando oltre 32.000 campioni ematici della UK Biobank, i ricercatori hanno individuato:

  • proteine associate a danno cerebrale,

  • marcatori di infiammazione sistemica,

  • biomarcatori mai collegati prima al delirio.

Questi segnali biologici erano presenti fino a 16 anni prima del primo episodio clinico, suggerendo che il delirio non sia un evento improvviso, ma il risultato di una vulnerabilità cerebrale che si costruisce nel tempo.

PON3: una proteina che potrebbe proteggere dal delirio

Tra i risultati più promettenti emerge il ruolo della proteina PON3, identificata come potenziale fattore protettivo contro il delirio.

PON3 è coinvolta nel metabolismo delle statine, farmaci già ampiamente utilizzati per la prevenzione cardiovascolare. Questo apre uno scenario interessante: alcune terapie già disponibili potrebbero essere riproposte o adattate per ridurre il rischio di delirio negli anziani più fragili.

Secondo Albert Tenesa, professore di genetica quantitativa:

“Le nuove evidenze indicano che infiammazione, vulnerabilità cerebrale e fattori genetici sono strettamente intrecciati nel delirio e nel rischio futuro di demenza”.

Perché questa scoperta è importante

L’identificazione del gene APOE come principale fattore genetico di rischio per il delirio rappresenta un cambio di paradigma. Per la prima volta diventa possibile:

  • distinguere il delirio dalla demenza sul piano biologico,

  • individuare persone a rischio prima della comparsa dei sintomi,

  • sviluppare strategie preventive e farmacologiche mirate.

In un contesto di invecchiamento della popolazione, questa scoperta potrebbe avere un impatto rilevante su ospedali, RSA e servizi di assistenza agli anziani.

Il delirio non è più solo una complicanza “inevitabile” dell’età avanzata o della malattia. Le nuove evidenze scientifiche mostrano che esistono fattori genetici, biologici e infiammatori identificabili, su cui intervenire in modo preventivo.

Il gene APOE, già noto per l’Alzheimer, si conferma così un nodo centrale anche nella salute cerebrale dell’anziano, aprendo la strada a una nuova visione del delirio: non più solo da gestire, ma da prevenire.

Fonte: Sanità Informazione

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